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  Regione Lazio

Servizi sociali: nel Lazio 2.462 strutture per 330mila persone

Presentato il primo rapporto Censis sui servizi sociali del Lazio. Oltre 2 mila strutture dedicate a anziani e minori.

di a cura della redazione


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Roma - Una rete articolata nel territorio, che poggia su 2.462 strutture, la maggior parte delle quali dedicate ad anziani e minori, e che serve un’utenza di circa 330.000 persone.  E’ la rete sociale della Regione Lazio, decollata negli ultimi anni (il 40% dei servizi  è  nato tra il 2001 e il 2006, ben il 21% tra il 2004 e il 2006), e fotografata dal ‘Primo Rapporto sui servizi sociali del Lazio’, realizzato dalla Fondazione Censis con il coordinamento della Direzione Regionale Servizi Sociali – Area Sistema Informativo sociale. Il rapporto, presentato questa mattina presso la sede della Regione Lazio, dal presidente Piero Marrazzo e dal presidente del Censis, Giuseppe De Rita, fornisce un quadro dettagliato dell’offerta sociale nell’intero territorio laziale. La parte del leone la fanno, come è naturale che sia, Roma e provincia, dove si concentrano oltre il 60% delle strutture regionali (963 strutture presenti nel Comune di Roma e 633 in provincia). In provincia di Latina, invece, ci sono 260 sportelli che erogano servizi socio assistenziali, in quella di Frosinone 257, in quella di Viterbo 195, in quella di Rieti 154. L’offerta di servizi si concentra sui minori  (1.099 strutture dedicate) e sugli anziani ( (1.042). Gli altri sportelli sono dedicati ad adulti con disabilità  (181), donne in difficoltà (48), persone con problematiche psico-sociali (41), immigrati (20), persone con patologie invalidanti come l’Alzheimer (14).
“Questo Rapporto – ha sottolineato il presidente della Regione Lazio, Piero Marrazzo – costituisce uno strumento molto importante per la nostra Regione.  E ci fa capire che, per guardare oltre la crisi, dobbiamo guardare alla parola sicurezza, non intesa solo come microcriminalità, ma declinata al plurale, ossia alle ‘sicurezze’ ‘’. Marrazzo ha ribadito che ora ‘’bisogna sapere governare e programmare e dobbiamo portare l’Italia, le regioni, i territorio fuori dalla crisi insieme”. “Siamo la regione – ha detto ancora - che ha realizzato  il sostegno al reddito, la politica della casa, stanziando per il solo territorio regionale per l’edilizia 550 milioni di euro, la stessa cifra che il Governo ha messo a disposizione per tutta Italia”.  Inoltre, ha ricordato “abbiamo stanziato 10 milioni l’anno per sostenere il mutuo prima casa”. Marrazzo non nasconde però, che bisogna fare di più. “Per i servizi sociali abbiamo investito – ha spiegato – oltre 223 milioni di euro in tre anni, ma questo non basta più, se non riallineiamo la nostra programmazione  a ciò che ci chiede il territorio. Occorre un approfondimento trasversale  perché la crisi significherà un appesantimento di richieste di servizi sociali alle strutture”. “Mancano assistenza domiciliare e Rsa – ha ricordato Marrazzo – a cui, negli anni precedenti, sono state preferite le strutture per acuti, anche se  una giorno di assistenza domiciliare costa 150 euro e un giorno di assistenza per acuti ne costa 1.000. Ci sono forze che resistono e sono quelle che non hanno voglia di guardare  a tutto questo. Occorre più offerta sociosanitaria sul territorio, ma non quella di chi difende posizioni di rendita”.
 “Una Regione che negli ultimi 6 anni ha fatto passi da gigante, attrezzandosi bene”. Così Giuseppe De Rita, presidente del Censis, sintetizza i numeri del Rapporto. “Chi come me – ha sottolineato De Rita – combatte con sociale misero e di poche cifre, questa è una realtà a cui guardare con interesse”. “Per la prima volta in Italia – ha aggiunto – l’intervento sociale fa pelle pelle con il territorio, si ramifica con il territorio sia in termini di gestione sia in termini di presenza. E questa è una cosa che va considerata”. Inoltre per il sociologo, il fatto che la maggior parte di servizi  sia dedicata a minori e anziani, è  testimonianza  importante per  “chi ha pensato che il sociale possa essere legato solo a eventi straordinari, a emergenze, invece che essere legato a una dimensione fisiologica del sistema”. Insomma, un sistema sociale che si muove in una “dimensione di comunità”. Rimane da lavorare, conclude De Rita “sulla capacità di programmazione, in equilibrio tra la voglia di eccellenza, che contraddistingue chi opera nei servizi sociali, e i conti con pochi soldi”.
“Siamo in grado grazie al Censis – ha sottolineato l’assessore regionale alle Politiche Sociali, Anna Salome Coppottelli – di avere la foto della situazione dei nostri servizi sociali al 31 maggio 2008. Da questo rapporto siamo in grado di poter trarre le linee per la programmazione”. Coppottelli non nasconde anche le criticità evidenziate:  “La precarietà degli operatori nelle nostre strutture – ha elencato - i bambini nelle case famiglia, la scarsità dei servizi per persone con patologie  emergenti e  correlate all’anzianità, come  l’Alzheimer che rappresenta il 54% di tali patologie, o quelli per le donne in difficoltà, e la mancanza di asili nido”.
Fonte: www.regione.lazio.it


17 Marzo 2009 20:37:23

 

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