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Giornali e blog: qual è la differenza? Bufera in rete dopo la sentenza della Cassazione
Cassazione: ”i nuovi mezzi di comunicazione non possono rientrare nel concetto di stampa”. Quali regole per l’informazione in rete?
di Alessandro Sassone
Roma – In rete si sta scatenando una infuocata polemica sulla libertà di stampa e sulla libertà di opinione, una querelle che da tempo vede l’informazione a cavallo tra giornalismo professionale e blog, Forum e social network; su tutto la nuova e già contestata proposta di legge presentata da Gabriella Carlucci.
In seguito ad una sentenza depositata dalla Corte di Cassazione, in cui l’Associazione per i diritti degli utenti consumatori, Aduc, si è vista respingere un ricorso contro il sequestro di alcune pagine del forum contenenti messaggi considerati dalle autorità, su denuncia dell'associazione "Mater Onlus" di don Fortunato Di Noto, “offese a una confessione religiosa mediante vilipendio di persone”, la terza sezione penale della Cassazione ha stabilito che: "i nuovi mezzi di comunicazione e manifestazione del pensiero non possono rientrare nel concetto di stampa" per cui sono equiparabili ad una bacheca e, a differenza della stampa (dove per la riproduzione e per la responsabilità civile e penale ci sono editore e direttore responsabile), l'autorità giudiziaria può esercitare un controllo diretto.
Tralasciando il caso dell’Aduc, (che trovate qui http://www.aduc.it/dyn/censura) sulla rete è allarmismo e disorientamento. Di fatto la sentenza non muta le regole in gioco che prevedono obblighi e limiti per l’“informazione professionale” e l’informazione che circola sulle pagine di blog, forum e quant’altro si trova in rete: una testata giornalistica è obbligata ad una registrazione in cui vengono comunicati alle autorità compenti i dati che servono all’individuazione del mezzo di comunicazione (direttore responsabile, sede, indirizzo e ragione sociale della tipografia, nel caso del web i dati del servizio hosting, che dovrà aver depositato una regolare richiesta che lo autorizzi ad ospitare un mezzo di informazione); un sito internet, un blog, un forum etc. è invece esonerato dagli obblighi della legge sulla stampa: nessun obbligo di registrazione al tribunale, né di indicare un direttore responsabile.
Se da una parte, quindi, non cambia nulla, dall’altra ci si chiede quale sia realmente la differenza tra un blogger e una testata giornalistica. Da una parte la differenza normativa appare chiara, dall’altra, quella pratica, è una linea molto sottile a separare i due emisferi.
In rete è facile imbattersi in notizie, documenti, consigli utili, materiale multimediale informativo di ogni sorta, pubblicato tanto su testate giornalistiche, per così dire a norma di legge, quanto in pagine redatte da blogger. Qual è allora la differenza? Molte volte gli attacchi alla stampa da parte del popolo della rete sono sensati e comprensibili, altre volte però vengono tralasciati piccoli particolari. Il alcuni casi, gli articoli pubblicati sulle pagine di un blog sono originali e di gran lunga meglio strutturati e ricchi di particolari e link di quanto non siano quelli redatti da una testata giornalistica; in altri casi, però, ed è questo il problema principale, alcuni articoli scritti da un blogger sono rielaborazioni di notizie acquisite in prima battuta da un organo di informazione o in altri casi da altri blogger.
Perché un blogger, in determinati casi, potrebbe voler spingere su un articolo già trattato in modo esauriente da un mezzo di informazione invece di puntare sulla libertà di poter proporre (visto che non vi sono imposizioni di linea editoriale e la di linea politica, ndr.) ai propri lettori una sua particolare inchiesta, ricerca o altro materiale di vario genere?
Per certi articoli vale la regola della monetizzazione (non prendiamoci in giro, ndr), più un articolo è popolare, più quell’articolo incasserà i click dei lettori e, di conseguenza, all’aumentare delle visite, aumenterà anche la possibilità di click sui banner pubblicitari; in altri casi, invece, è la semplice voglia di affrontare quel particolare argomento a spingere il blogger a mettersi al desk. Come per un giornalista, è ovvio, occorre avere del materiale per poi strutturare un buon pezzo, anche per un blogger occorre reperire materiale utile. è qui la differenza: mentre il ciclo produttivo redazionale si avvale del contributo, non gratuito, delle agenzie di stampa, ma soprattutto dei propri inviati che realizzano interviste e servizi di vario genere, il blogger si avvale, del contributo, gratuito, del mezzo di comunicazione on line, o al massimo grazie ad internet accede alle informazioni direttamente dai siti delle istituzioni prelevando il materiale, rielaborando la notizia, in modo sicuramente apprezzabile, inserendo, nei casi migliori e più virtuosi, fonti, contenuti, personali e quant’altro.
La stessa news, quindi; qual è allora la differenza tra un giornale e un blog? Perché un giornale deve rispettare gli obblighi della legge sulla stampa? Perché un giornale ha bisogno di un ciclo produttivo giurassico in confronto ad un blog? Perché pagare le agenzie di stampa? Perché esiste un limite al diritto di cronaca? Perché esiste una deontologia professionale alla quale il giornalista è sottoposto (o almeno dovrebbe)? Perché esiste un ordine professionale? perché, perché, perché… i perché sono infiniti.
Una delle definizioni o profezie più popolari che è facile sentire in giro per il web, ma non solo, è che: i giornalisti oltre a campare sulle disgrazie altrui, ormai non servono più. Può anche essere vero, soprattutto se si considera che proprio in seno alla professione esiste una linea di pensiero che propone da anni l’abolizione dell’Ordine dei Giornalisti, senza contare l’ispirazione a modelli esteri dove non esiste un ordine professionale.
Premettendo che il punto non è la protezione della Casta giornalistica (che in verità esiste solo per pochi eletti, ndr.), ne l’esercizio della professione giornalistica ma una efficace divisione tra le competenze di un mezzo d’informazione e le competenze di un blog, l’abolizione dell’Ordine dei Giornalisti a poco gioverebbe nella disputa all’interno dei New Media; di fatto senza un ordine professionale i giornali continuerebbero a esistere, nel rispetto delle normative, così come chi “scrive i giornali”; ogni lavoro ha delle sue regole interne e deve rispettare una serie di disposizioni normative.
Tutto ciò premesso, il problema è permettere agli uomini di vivere ed esprimersi in libertà attraverso ogni forma di comunicazione. è un concetto che apre a vaste considerazioni e che non deve essere confuso con il superamento di quelle che sono le regole che una società moderna si è data.
Il concetto sul quale si dovrebbe ragionare non è quindi il pericolo di un bavaglio al popolo della rete che si esprime attraverso i blog, i forum ma anche aggregatori di news che permettono di aprire discussioni su articoli ripresi da altri fonti d’informazione, ma l’immenso calderone in cui si rischia di fondere due distinte figure che operano e beneficiano del web. Continuando di questo passo l’informazione sarà sempre più inflazionata. Tanto per fare un esempio, gli anni fiorenti in cui spuntavano come funghi giornali e riviste patinate di quartiere è finito, come pure il boom della FreePress quotidiana (confezionata sempre dalle stesse penne, ndr.); il mercato è andato in saturazione aiutato dalla diffusione degli strumenti che sul web hanno permesso a chiunque di attingere ai contenuti desiderati.
Come è possibile allora esprimere liberamente le proprie opinioni riguardo i cambiamenti politico-economico-sociali della nostra società mantenendo una distinzione tra una professione, quella giornalistica, e quella del blogger (che sia commerciale o per passione, ndr.)?
Un primo passo potrebbe essere quello di obbligare chi non è un professionista o mezzo d’informazione ad indicare chiaramente nell’esposizione delle proprie idee che il fatto di cui si sta parlando è stato appreso da un mezzo d’informazione. In fondo in rete non si tratta di pratica tanto sconosciuta. Le licenze Creative Commons sono un esempio importante e che permette di sormontare problemi legati al diritto d’autore salvaguardando attraverso diversi gradi di licenza decisi dall’autore la diffusione e la fruizione della propria opera. Ad esempio, questo articolo potrebbe essere utilizzato integralmente sotto licenza del autore e del editore oppure fornire soltanto uno spunto di riflessione per la stesura di un nuovo articolo a patto che il nuovo articolo contenga la fonte della notizia.
Quello di cui si deve quindi discutere e per cui ci si deve battere è la tutela del lavoro degli altri.
11 Marzo 2009 20:08:48
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